Ti sei mai chiesto chi c’è dietro quelle mani che si muovono veloci accanto al telegiornale o durante una conferenza? È l’interprete LIS, una figura che negli ultimi anni ha guadagnato visibilità e, finalmente, anche riconoscimento legale. Se ti stai chiedendo come diventare interprete LIS, la risposta non è immediata: serve un percorso preciso, fatto di corsi, pratica e tanta pazienza. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Chi è l’interprete LIS

L’interprete LIS traduce in tempo reale dall’italiano parlato alla lingua dei segni italiana, e viceversa. Non è un semplice “traduttore di gesti”: deve rendere il senso di un discorso, il tono, persino l’ironia, usando un sistema linguistico a tutti gli effetti, con una propria grammatica e sintassi.

Con il Decreto Sostegni del 2021 la LIS è stata riconosciuta ufficialmente dallo Stato italiano, insieme alla LIST (la lingua dei segni tattile). Da quel momento anche la figura dell’interprete ha ottenuto uno status più solido, e la domanda di professionisti qualificati è cresciuta parecchio, tra servizi pubblici, media ed eventi.

Differenza tra interprete e assistente alla comunicazione

Qui si fa spesso confusione, quindi conviene chiarire subito. L’interprete LIS lavora sulla traduzione linguistica: prende un contenuto parlato e lo trasforma in segni, mantenendo fedeltà al messaggio originale. L’assistente alla comunicazione, invece, ha un ruolo più ampio e pedagogico: accompagna soprattutto studenti sordi nel percorso scolastico, li supporta nell’apprendimento e nella relazione con compagni e insegnanti.

In pratica, l’interprete traduce, l’assistente educa e facilita. Le due figure possono anche sovrapporsi in alcuni contesti, ma richiedono percorsi formativi diversi e competenze non del tutto coincidenti.

Quale formazione serve?

Non si diventa interpreti LIS da autodidatti. Serve una formazione specifica e strutturata, che parte quasi sempre da un corso di sensibilizzazione alla lingua dei segni: un primo contatto per capire se il percorso fa davvero per te.

Da lì si passa ai corsi veri e propri, organizzati per livelli, un po’ come per l’inglese o il francese. Si parte dal livello base (A1) e si arriva, per chi vuole specializzarsi come interprete professionista, fino ai livelli avanzati. Ogni livello richiede un anno di studio e si chiude con una verifica. In alternativa, esistono corsi intensivi che comprimono il percorso in tempi più stretti, con lezioni quotidiane.

Oltre alla parte linguistica, un buon corso interprete LIS include moduli su fonologia, morfosintassi della lingua dei segni, tecniche di impersonamento e uso del corpo nello spazio comunicativo. E la motivazione conta quanto lo studio: è un lavoro fatto di contatto umano costante, quindi empatia e disponibilità verso l’altro non sono un dettaglio.

Corsi riconosciuti e certificazioni

In Italia l’ente di riferimento resta l’ENS – Ente Nazionale Sordi, storicamente il più autorevole per la formazione e la certificazione LIS. Completare i primi tre livelli del percorso ENS porta all’abilitazione professionale, il requisito minimo per iniziare a lavorare come interprete.

Vale la pena controllare sempre che l’ente scelto rilasci una certificazione riconosciuta: nel settore, purtroppo, circolano anche corsi improvvisati che non danno accesso reale alla professione. Meglio informarsi bene prima di iscriversi, magari confrontando programmi e durata tra le diverse proposte disponibili sul territorio.

Lauree consigliate

Una laurea non è obbligatoria per lavorare come interprete LIS, ma può fare davvero la differenza. Chi affianca al corso specialistico un percorso universitario coerente parte con basi più solide, soprattutto sul piano relazionale e pedagogico.

In quest’ottica, i corsi di Scienze dell’Educazione e della Formazione sono tra i più indicati: forniscono strumenti utili per capire dinamiche di apprendimento, inclusione e comunicazione con persone sorde, specie in ambito scolastico. Anche psicologia e sociologia possono essere una buona laurea per interprete LIS, perché aiutano a leggere meglio i contesti in cui ci si troverà a lavorare, ad esempio in un ospedale, un tribunale o una scuola.

Chi invece punta più sul lato assistenziale può guardare anche al percorso per come diventare educatore, spesso complementare al lavoro dell’interprete nei contesti scolastici e sociali.

Dove lavora un interprete LIS

Il bello (e anche la sfida) di questa professione è la varietà dei contesti. Un interprete può lavorare in:

  • ospedali e servizi sociali, per accompagnare pazienti sordi in visite e comunicazioni delicate;
  • tribunali e studi legali, dove la precisione della traduzione è cruciale;
  • scuole, a supporto di studenti sordi e, spesso, delle loro famiglie;
  • conferenze, eventi culturali e reti televisive;
  • enti pubblici e associazioni.

Il lavoro interprete LIS può essere svolto sia come dipendente che come libero professionista con partita IVA, e proprio questa flessibilità attira molte persone che cercano un impiego con un forte impatto sociale ma anche margini di autonomia organizzativa.

Quanto guadagna un interprete LIS?

Parliamo di soldi, perché è giusto saperlo prima di buttarsi in un percorso di anni. Chi lavora come dipendente, assunto da una scuola, un’associazione o un ente, guadagna in media tra 1.800 e 2.000 euro al mese. Lo stipendio dell’interprete lingua dei segni da libero professionista invece varia parecchio: dipende dalla tariffa oraria o a incarico, dal numero di clienti e, diciamolo, anche dalla zona geografica in cui si lavora.

Non è un lavoro che arricchisce in fretta, ma chi lo sceglie di solito lo fa anche per motivazioni che vanno oltre lo stipendio: è una professione con un forte valore umano, e questo pesa non poco nella scelta.

Opportunità nelle università telematiche

Studiare per diventare interprete LIS richiede tempo. E spesso devi conciliarlo con un lavoro o con la famiglia. Le università telematiche qui aiutano davvero: segui le lezioni online, quando vuoi, senza orari fissi né spostamenti.

Unicusano, ad esempio, propone corsi di laurea triennali e magistrali in ambito educativo e pedagogico. Utili per chi si sta formando come interprete LIS. La piattaforma e-learning è sempre attiva: scarichi i materiali, guardi le videolezioni, parli con docenti e colleghi da casa. Se lavori part-time come interprete o segui già un corso ENS, questa flessibilità può fare la differenza tra finire gli studi o mollare a metà.

Chi vuole specializzarsi ulteriormente può guardare anche a un master mirato, come il Master in Audiologia infantile ed età evolutiva, utile per chi lavora a contatto con bambini sordi e vuole approfondire gli aspetti audiologici e riabilitativi del proprio lavoro.

Domande Frequenti (FAQ)

Serve la laurea per fare l’interprete LIS?

No, non è obbligatoria. Serve però una certificazione LIS rilasciata da un ente riconosciuto, come l’ENS. Una laurea in ambito educativo o psicologico resta comunque un valore aggiunto.

Quanto dura il corso per interprete LIS?

In media tre anni, con la formula classica a livelli. Esistono anche percorsi intensivi che si concludono in circa un anno.

Qual è la differenza tra interprete LIS e assistente alla comunicazione?

L’interprete traduce contenuti dall’italiano parlato ai segni e viceversa. L’assistente alla comunicazione affianca soprattutto studenti sordi nel percorso scolastico, con un ruolo più educativo che linguistico.

Dove si trova lavoro come interprete LIS?

Nei servizi sociali, in ospedale, nei tribunali, nelle scuole, in eventi e conferenze, oppure come libero professionista con partita IVA.

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