Chi si iscrive al corso di laurea Scienze Motorie affronta un percorso che mescola biologia, medicina e sport. Si studia anatomia, fisiologia, biomeccanica del movimento, e poi metodologia dell’allenamento e psicologia dello sport. Materie come statistica e primo soccorso completano il quadro.
Cosa si studia in Scienze Motorie
Ma cosa si studia davvero in Scienze Motorie? E soprattutto, quali sono gli sbocchi lavorativi? Il piano di studi della triennale (classe L-22) copre le basi scientifiche del movimento umano: come funziona il corpo, come si adatta allo sforzo, come si allenano forza, resistenza e coordinazione. Ci sono anche laboratori pratici, spesso in convenzione con palestre o società sportive.
Dopo la triennale, chi vuole approfondire può proseguire con una magistrale. Le lauree magistrali collegate a Scienze Motorie permettono di specializzarsi in ambiti diversi: attività motoria preventiva e adattata, scienze e tecniche dello sport, management sportivo.
In questo articolo vediamo proprio questo: i possibili sbocchi lavorativi, cosa serve per accedervi e quali sono le prospettive reali di ciascun percorso.
Ambito sport e fitness
Con la sola laurea triennale in Scienze Motorie si aprono già diverse strade nel mondo dello sport e del fitness. È l’ambito più immediato, quello a cui pensano in tanti quando scelgono questo corso.
Il percorso più comune è quello del personal trainer. La laurea triennale in Scienze Motorie dà le basi scientifiche per costruire programmi di allenamento su misura, capire come funziona il corpo sotto sforzo e correggere gli errori di chi si allena. Non serve altro titolo per iniziare a lavorare come personal trainer, anche se molti scelgono comunque di integrare la formazione con corsi specifici.
Anche il ruolo di istruttore fitness è alla portata di chi ha una laurea in Scienze Motorie. Corsi collettivi, sale attrezzi, consulenza su programmi di attività fisica in centri sportivi: sono tutti ambiti in cui il laureato può inserirsi senza bisogno di certificazioni aggiuntive, anche se alcune palestre richiedono comunque un brevetto federale specifico per determinate discipline (spinning, pilates, discipline acquatiche).
Diverso il discorso per chi vuole diventare preparatore atletico. Qui i requisiti dipendono molto dal livello. Per lavorare con squadre dilettantistiche o giovanili, la laurea triennale è generalmente sufficiente. Ma se l’obiettivo è il professionismo, quindi calcio di Serie A, basket di Serie A1, per fare due esempi, servono quasi sempre certificazioni rilasciate dalle federazioni sportive di riferimento. La FIGC, per dire, ha un proprio percorso di abilitazione per i preparatori atletici che vogliono lavorare nel calcio professionistico.
Ambito scuola e insegnamento
Molti scelgono Scienze Motorie pensando all’insegnamento. È un obiettivo legittimo, ma va chiarito subito un punto: la sola laurea triennale L-22 non basta per insegnare educazione fisica a scuola.
Per insegnare educazione fisica con una laurea in Scienze Motorie serve prima di tutto la laurea magistrale (LM-67 o LM-68, a seconda dell’indirizzo). Questo è il primo requisito, ma non l’unico.
Da quando è entrato in vigore il DPCM del 4 agosto 2023, chi vuole insegnare deve completare anche un percorso abilitante da 60, 36 o 30 CFU, a seconda della propria situazione di partenza. Chi è neolaureato, generalmente, segue il percorso da 60 CFU. Chi ha già maturato esperienza di insegnamento o possiede determinati requisiti pregressi può accedere ai percorsi più brevi, da 36 o 30 CFU. Questi crediti formativi coprono la parte pedagogica, didattica e di tirocinio che la laurea magistrale da sola non garantisce.
Superato il percorso abilitante, resta comunque un ultimo passaggio: il concorso pubblico. È l’unica strada per ottenere una cattedra a tempo indeterminato nella scuola statale.
Ambito sanitario e riabilitativo
C’è poi un ambito meno conosciuto ma in crescita: quello sanitario e riabilitativo. Scienze Motorie in ambito sanitario significa lavorare a fianco di professionisti della salute, non al loro posto.
Il chinesiologo si occupa di attività motoria adattata: programmi di movimento pensati per persone con patologie croniche, disabilità, o semplicemente per chi ha bisogno di un percorso guidato dopo un problema di salute. Gli sbocchi lavorativi del chinesiologo includono la collaborazione con fisioterapisti in percorsi di riabilitazione motoria, dove il laureato in Scienze Motorie affianca il recupero funzionale con esercizi mirati, sotto indicazione medica o fisioterapica.
Un altro ambito è quello dell’attività motoria preventiva, rivolta a popolazioni specifiche come gli anziani o le persone con patologie croniche. Qui il lavoro è più orientato alla prevenzione che alla cura vera e propria: mantenere la mobilità, ridurre i rischi legati alla sedentarietà, migliorare la qualità della vita.
Va fatta però una distinzione netta, perché genera spesso confusione. Scienze Motorie e riabilitazione non sono la stessa cosa della fisioterapia. Il fisioterapista è un’altra figura professionale, con un titolo di studio diverso: la laurea in Fisioterapia, appartenente alla classe L/SNT2. Il fisioterapista può fare diagnosi funzionale e trattamento terapeutico vero e proprio; il laureato in Scienze Motorie, anche specializzato, si occupa di attività motoria e movimento, non di terapia. Chi punta specificamente al lavoro clinico e terapeutico deve valutare la laurea in Fisioterapia, non Scienze Motorie.
Libera professione, concorsi e prospettive
L’ultimo grande ambito è quello della libera professione. Chi ha spirito imprenditoriale può pensare ad aprire un proprio centro fitness o proporsi come consulente sportivo per palestre, società sportive, aziende che vogliono programmi di benessere per i dipendenti. È una strada che richiede, oltre alla preparazione tecnica, anche competenze gestionali, che il piano di studi non copre del tutto.
Sul fronte pubblico, i concorsi pubblici per laureati in Scienze Motorie riguardano soprattutto tre ambiti: enti locali (per la gestione di impianti sportivi comunali o progetti di promozione dell’attività fisica), ASL (per ruoli legati alla prevenzione e all’attività motoria in ambito sanitario) e, come visto, la scuola.
E chi si affaccia al mondo del lavoro dopo la laurea spesso comincia proprio da lì: lavorare in palestra dopo la laurea resta la strada più immediata e accessibile, anche se non sempre la più stabile dal punto di vista contrattuale. Molti iniziano con contratti a partita IVA o collaborazioni occasionali, magari aprendo un’attività propria o specializzandosi in un settore di nicchia.
Sulle prospettive di Scienze Motorie, lo stipendio e la stabilità del posto di lavoro dipendono molto dal percorso scelto: chi punta alla scuola pubblica, superato il concorso, ha accesso a un contratto a tempo indeterminato con progressione di carriera definita per legge. Chi lavora nel privato, quindi in palestre, centri sportivi, libera professione, ha in genere maggiore flessibilità ma meno garanzie contrattuali, almeno nei primi anni. Non ci sono numeri certi da dare in questa fase, perché le variabili in gioco sono troppe. Quello che si può dire con certezza è che la laurea in Scienze Motorie, se accompagnata dalle giuste specializzazioni, apre più strade di quante se ne pensi all’inizio.
Domande frequenti
Con la laurea in Scienze Motorie posso fare il personal trainer?
Sì. La laurea triennale in Scienze Motorie è sufficiente per lavorare come personal trainer. Molti scelgono comunque di integrare il percorso con corsi specifici su discipline particolari, ma non è un obbligo per iniziare.
Basta la laurea triennale per insegnare educazione fisica a scuola?
No. Serve prima la laurea magistrale, poi il percorso abilitante da 60, 36 o 30 CFU previsto dal DPCM 4 agosto 2023, e infine il superamento del concorso pubblico per ottenere una cattedra a tempo indeterminato.
Che differenza c’è tra un laureato in Scienze Motorie e un fisioterapista?
Sono due figure diverse. Il fisioterapista ha una laurea in Fisioterapia (classe L/SNT2) e può fare diagnosi funzionale e trattamento terapeutico. Il laureato in Scienze Motorie si occupa di attività motoria e movimento, anche in ambito riabilitativo, ma sempre in affiancamento del fisioterapista.
Serve una certificazione federale per fare il preparatore atletico?
Dipende dal livello. Per squadre dilettantistiche o giovanili, la laurea triennale è generalmente sufficiente. Per lavorare nel professionismo (Serie A, per esempio) servono quasi sempre certificazioni rilasciate dalla federazione sportiva di riferimento.
Credits: kali9 / Getty Images Signature

