Burn out degli insegnanti: una sindrome contrastata dalle telematiche

Burn Out degli insegnanti? Il fenomeno è tutt’altro che passeggero ed in calo. Per capirlo, però, è necessario fare un passo indietro per definire, più in generale, cos’è la sindrome del Burn Out. Si tratta di un disagio psicofisico legato al lavoro che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implichino relazioni interpersonali. Di base, i più a rischio sono quelli che svolgono le cosiddette professioni di supporto e quelli che entrano continuamente in contatto con persone che vivono stati di disagio o sofferenza. Ecco perché la piaga ha iniziato a mostrare la sua esistenza in settori sociali e sanitari ed ecco perché la lista dei mestieri a rischio Burn Out è lunga e consta delle seguenti voci: medici, psicologi, assistenti sociali, insegnanti, counselors, esperti di orientamento al lavoro, fisioterapisti, operatori dell’assistenza sociale e sanitaria, infermieri, guide spirituali, missionari, agenti delle forze dell’ordine e operatori del volontariato. Vediamo come agisce sul tutto l’operato delle università telematiche.

Bisogna fare i conti con la realtà e cioè che, nel settore della formazione, il Burn Out degli insegnanti è qualcosa che bisogna contrastare. Ci pensano le telematiche ma, prima di entrare nel vivo della discussione e capire come, vi ricordiamo che state leggendo solo una mini-guida e quindi qualcosa che può essere un inizio da approfondire. Molte altre informazioni le troverete nel web ma, più nello specifico, molte di esse sono presenti tra le righe dei nostri articoli nel blog tematico o tra le risposte alle domande che potrete porci attraverso la pagina dedicata alle domande dirette.

Adesso che lo sapete, torniamo al Burn Out degli insegnanti e come esso sia tenuto a bada dalla FAD – formazione a distanza.

Il disagio che una persona può provare di fronte a studenti giovani, i cosiddetti Millenials, è paragonabile a quello dei medici ma non tutti lo hanno capito subito. E’ vero che un ferito grave portato in barella nel Pronto Soccorso ha bisogno di aiuto in modo evidente ma anche un ragazzo che si sta formando e sta preparando le scelte della sua vita. Lo sanno bene gli addetti ai lavori alla formazione che, infatti, ne sentono la pressione ma anche la depressione per l’inadeguatezza degli strumenti didattici che hanno a disposizione per superare la prova e fare tutti felici.

Qua entra in gioco il sistema delle università telematiche che fornisco tutor, lezioni online con chat in diretta e contatti costanti tra docenti e studenti in modo tale da avere sempre il filo della propria preparazione. Questi step tecnologici non fanno solo bene ai giovani, come si è spesso detto, ma anche ai professori che si sentono più in grado di svolgere il loro compito e superano più facilmente le depressioni.

La posizione della politica

Il tema del Burn Out degli insegnanti è stato fin troppo tempo sommerso. Ora che è sotto il nostro cielo, come spesso accade, diventa oggetto di discussione in cui si evidenza la posizione della politica da tutti i diversi lati.

I senatori Fabrizio Bocchino e Alessia Petraglia di Sinistra Italiana e Giuseppe Vacciano del Gruppo Misto hanno presentato un Ordine del giorno che, se approvato, impegnerà il governo ad intervenire per correggere “le evidenti distorsioni e gli impatti negativi che ben 4 riforme previdenziali ‘al buio’ hanno imposto a questa categoria”. Ecco le parole del Senatore Bocchino sul Burn Out:

“Il governo non può continuare a imporre misure, compreso l’allungamento dell’età pensionabile, che rischiano di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita e di lavoro degli insegnanti, in larga parte donne, per le quali continua a non riconoscere le malattie professionali. Come segnalato dal dr. Vittorio Lodolo d’Oria in un incontro che abbiamo organizzato recentemente, il Ministero dell’Economia e finanze dispone da anni dei dati sull’idoneità degli insegnanti, ma non li ha mai elaborati, impedendo di individuare e riconoscere le malattie professionali della categoria, che numerosi studi dimostrano essere soprattutto di ordine psicologico e psichiatrico, come accade in quasi tutti i lavori di cura”.

Le dichiarazioni sui docenti della Senatrice  Petraglia

Sulla stessa lunghezza d’onda circa la piaga del disagio degli insegnanti in Italia è la Senatrice Petraglia  che in merito dice:

“L’82% degli insegnanti sono donne con un’età media di 50,2 anni, periodo in cui il rischio depressivo è quintuplicato rispetto all’età fertile ma il fondo specificamente istituito dal decreto legislativo 81/2008 per la tutela sanitaria dei lavoratori secondo genere ed età non è mai stato finanziato. Se l’ordine del giorno sarà approvato, il governo non potrà più operare alcuna riforma previdenziale senza aver prima valutato salute e incidenza delle malattie professionali (burn out insegnanti), età anagrafica e anzianità di servizio della categoria professionale e dovrà avviare tutta una serie di misure per il riconoscimento e la cura delle malattie professionali degli e delle insegnanti”.

Sembra che il Burn Out degli insegnanti sia finalmente salito agli onori della cronaca in cima all’agenda setting dell’Italia.

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